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ISM Clinica S.r.l.

UN PONTE TRA IL MILD COGNITIVE IMPAIRMENT (MCI) E IL DISTURBO NEUROCOGNITIVO.

A cura della Dottoressa Anna Di Leva.

Introduzione

Il Declino Cognitivo Lieve (Mild Cognitive Impairment)è una condizione in cui il funzionamento cognitivo è al limite tra il corretto e autonomo utilizzo delle abilità quotidiane e la loro compromissione.

A fini diagnostici, particolare attenzione è posta alla conservazione delle abilità quotidiane che possono rendere funzionale/disfunzionale lo stile di vita dell’anziano [1].La diagnosi di MCI varia in base al tipo di abilità compromesso, il MCD è amnesico se è presente solo un deficit di memoria e a sua volta è diviso in MCD amnesico singolo dominio rilevato da deficit selettivo alle prove di memoria, mentre è classificato come MCD amnesico multipli domini in cui accanto al deficit di memoria è presente una compromissione di almeno un’altra funzione cognitiva.

Il MCI non amnesico, invece, presenta una selettiva compromissione ad un dominio che non sia la memoria; a sua volta anche questo è classificabile in multi dominio quando sono associati più deficit cognitivi esclusi quelli di memoria [2].

L’intervento diagnostico parte dalla richiesta del paziente stesso o di un familiare mentre il processo diagnostico procede con la valutazione della prestazione a test cognitivi e alla raccolta anamnestica da parte del paziente e dei familiari, con particolare attenzione al livello di consapevolezza rispetto al proprio stato di salute.

Inoltre, il MCI se non individuato e trattato precocemente può evolversi verso un disturbo neurocognitivo, specificamente in demenza pertanto si rileva fondamentale l’attività preventiva [3].

Eziologia

Il MCI può essere causato da un processo neurodegenerativo, da un danno ischemico, da un trauma o da disturbi metabolici [1]. Il fisiologico invecchiamento delle funzioni cerebrali è legato alla riduzione dell’integrità strutturale del cervello ed è stato riscontrato che la zona di maggior riduzione è il lobo frontale [4]. La struttura cerebrale è composta da materia grigia e sostanza bianca, il volume della corteccia cerebrale dipende sia dal numero di neuroni e la loro grandezza sia dalla conduzione delle fibre bianche, fondamentali per la formazione di nuove reti neurali. Tuttavia, con l’avanzare dell’età vi è una riduzione del volume cerebrale dovuto alla perdita di corpi neuronali [5] probabilmente è legato ad una ridotta attività metabolica che tiene in vita tali cellule [6] ed una riduzione di mielina alle fibre nervose porta all’anisotropia delle stesse con una conseguente riduzione delle connessioni neurali [7; 8].Il volume cerebrale inoltre, è legato al processo di vascolarizzazione e ossigenazione delle differenti aree [9]. 

Con il processo diplasticità cerebrale possono formarsi nuove connessioni neurali che andranno a compensare quelle danneggiate [5] inoltre, alcuni dei fattori che incidono sul deterioramento cognitivo e la plasticità neuronale sono le esperienze di vita e conoscenze acquisite che potenziano le reti pre-esistenti e contribuiscono alla creazione di nuove [3].

Chicherio (2012) differenzia tra riserva cerebrale e riserva cognitiva, due concetti legati all’ adattamento del cervello alle richieste ambientali. La riserva cerebrale è la componente strutturale del cervello in termini di assoni, volume dei neuroni e la loro associazione [10; 11], e indica il grado di danno sopportabile dal cervello prima di manifestare segni clinici [12; 11] mentre,la riserva cognitiva è la capacità di svolgere al meglio la prestazione reclutando differenti reti neurali e rafforzando le risorse residue avvalendosi di strategie cognitive [12; 3], essa è data dalla scolarità, esperienze di vita, intelligenza e apprendimento cognitivo, svolgere attività stimolanti, maggior impegno sociale [13; 14].Tuttavia, l’influenza dell’ambiente circostante e le abilità acquisite durante la vita aiutano l’adattamento strutturale e funzionale del cervello, le cui stimolazioni influenzano la crescita neuronale e plasticità cerebrale [10; 12].

STEP – TRAINING

Lo scopo della stimolazione cognitiva nell’anziano è prevenire l’esordio di malattie neurodegenerative e potenziare le abilità cognitive residue, provando a creare nuove reti neurali compensatorie per contenere e migliorane la funzionalità[15; 3], includendo di conseguenza cambiamenti comportamentali[16].

La realizzazione delle attività di stimolazione è favorita dal materiale fruibile e utilizzabile a domicilio da parte degli anziani stessi [17] come completare cruciverba, leggere, favorire tecniche per la memorizzazione, l’attenzione e la capacità cognitive oltre che giochi di società, puzzle di parole/immagini, disegno creativo e attività fisica [18; 12; 15; 17; 19].

Un fattore fondamentale è l’ambiente in cui gli anziani svolgono tali attività; l’ambiente divertente e di gruppo incita una maggior considerazione sia delle abilità stimolate ad hoc sia stimolare nuove esperienze in un contesto gruppale, favorendo la socialità che viene a mancare durante la terza età e stimolazioni ambientali continue [20; 21; 22]. L’inserimento degli anziani in attività di gruppo va a sopperire il senso di solitudine e di isolamento quasi inevitabile con l’avanzare dell’età, dando all’anziano senso di appartenenza e stimola la ri-scoperta di sé in un contesto [20].

Inoltre vi sono benefici legati alla pratica dell’attività fisica, soprattutto aerobica, che modula direttamente strutture cerebrali come il volume ippocampale [19], rafforza la struttura della materia bianca e favorisce la vascolarizzazione delle aree cerebrali influendo positivamente sia sul metabolismo cerebrale che sul corpo neuronale. Un buon livello di ossigeno durante lo svolgimento delle attività fisiche è fondamentale sia a livello muscolare che a livello cerebrale infatti, un adeguato apporto di ossigeno è basilare per il corretto funzionamento dei processi cognitivi [18; 23; 24, 9].

La nostra proposta

Tra gli esercizi di stimolazione che proponiamo inoltre, vi sono compiti quotidiani come la soluzione di problemi della vita quotidiana: maneggiare il denaro o pianificare la giornata [25], ciò va a stimolare differenti aree cerebrali da quelle frontali a quelle di memoria. In ausilio ad allenamenti carta e matita da effettuare a casa e ad allenamento fisico da effettuare in struttura, affianchiamo esercizi al computer utilizzando il programma “Brain Aging”. Nouchi (2012) [26] ha evidenziato, confrontando gli esercizi qui presenti con il gioco “tetris” l’andamento delle funzioni congnitive; è emerso che il “Brain Aging” portava maggior punteggio alle funzioni esecutive e velocità di elaborazione rispetto al “tetris”. Inoltre, in linea con lo studio di Lee (2019) [3] che dimostra come attività multitasking siano più efficaci che attività singole nel rafforzare in particolare memoria e concentrazione.

Bibliografia:

[1] Winblad. B.; et al. (2004). Mild Cognitive Impairment: beyondcontroversies, towards a consensus. Journal of Internal Medicine; 256: 240-246.

[2] Vo, V. Giau., et al. (2019) PotentialFluidBiomarkers for the Diagnosis of Mild Cognitive Impairment. International Journal o f MolecularSciences 20,4149.

[3] Lee JaeHee (2019) The Effect of Multi-taskingExerciseIntervention on Cognitive Function in Elderly and Cognitive ImpairmentPatients: a PilotMulticenterStudy. Dementia and NeurocognitiveDisorder.

[4] CourchesneE et al. (2000) Normal Brain Development and Aging: Quantitative Analysis at in Vivo MR Imaging in Healthy Volunteers. Radiology, 216, 672–682.

[5] Yang A, et al. (2016) The Association of Aging with White MatterIntegrity and Functional Connectivity Hubs. Frontiers in AgingNeuroscience, Vol.8, Articolo 143, 1-13.

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[7] Nusbaum A, et al. (2001)Regional and Global Changes in Cerebral Diffusion with Normal Aging. American Journal of Neuroradiology, 22, 136–142.

[8] Xie S, et al. (2016) Subcortical White MatterChanges with NormalAgingDetected by Multi-Shot High ResolutionDiffusionTensorImaging. PlosOne, 10-1371, 2-14.

[9] Herold F et al. (2018) Applications of FunctionalNear-InfraredSpectroscopy (fNIRS) Neuroimaging in Exercise–Cognition Science: A Systematic, Methodology-FocusedReview. Journal of clinical medicine, 7-466.

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[11] Stern Y.(2002)Whatis Cognitive Reserve? Theory and Research Application of the ReserveConcept. Journal of the International Neuropsychological Society, 8, 448–460.

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[13] Mondini S, e al. (2016) Cognitive Reserve in Dementia: Implications for Cognitive Training. Frontiers in AgingNeuroscience, Vol.8, Articolo 84, 1-7.

[14] Caselli R, et al. (20165) Sex-Based Memory Advantages and Cognitive Aging: A Challenge to the Cognitive ReserveConstruct?.Journal of the International Neuropsychological Society, 21, 95–104.

[15] Tardif S, et al. (2011) Cognitive Stimulation Programs in HealthyElderly: A Review. International Journal of Alzheimer’sDisease, 13, 378-934.

[16] JiangL, et al. (2016)CorticalThicknessChanges Correlate with CognitionChangesafter Cognitive Training: Evidence from a Chinese Community Study. Frontiers in AgingNeuroscience, Vol.8, Articolo 118, 1-8.

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[21] Thompson G, et al. (2005) Cognitive-Training Programs for OlderAdults: What are They and Can TheyEnhanceMentalFitness?. Educational Gerontology, 31, 603-626.

[22] Holtzman R, et al. (2004) Social Network Characteristics and Cognition in Middle-Aged and OlderAdults. Journal of Gerontology, 6, 278–284.

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[24] TranterL, et al. (2007) Age and FlexibleThinking: An ExperimentalDemonstration of the BeneficialEffects of IncreasedCognitivelyStimulating Activity on Fluid Intelligence in HealthyOlderAdults. Aging, Neuropsychology and Cognition, 15, 184-207.

[25] Van Hooren S, et al. (2007) Effect of a Structured Course Involving Goal Management Training in OlderAdults: A RandomizedControlled Trial. PatientEducation and Counseling, 65, 205–213.

[26] Nouchi R, et al. (2012)  Brain Training Game Improves Executive Functions and Processing Speed in the Elderly: A RandomizedControlled Trial. PlosOne,Vol. 7, Articolo 1, 1-9.

1 Comment

ปั้มไลค์

Luglio 24, 2020 at 3:26 am

Like!! Thank you for publishing this awesome article.